Eni spa

  • Le date

    Nel 1926 nasce l’Agip da cui, nel 1953, prende il via Eni

  • Le altre date

    Nel 1992 Eni si trasforma da ente a partecipazione statale in Spa e nel 1995 le azioni Eni vengono quotate in borsa

    Nel 2002 si conclude la definizione di un nuovo modello organizzativo, cominciata alla fine degli anni novanta, fondato sulla trasformazione in “divisioni operative” delle principali società caposettore.

    Nel 2014 Eni dà il via ad un importante processo di trasformazione, creando una società più solida e flessibile, in grado di continuare a crescere e creare valore. Il primo passo è stato passare da un modello divisionale ad uno completamente integrato.

  • Le sedi

    Piazzale Enrico Mattei, 1 – 00144 Roma

    Recapiti: +39 06 59 82 1 – http://www.eni.com/it_IT/home.html

  • L'ambito produttivo

    Energia

  • L'impresa approfondisce

    Eni è un’impresa integrata nell’energia, impegnata nelle attività di ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione di petrolio e gas naturale.



  • Il profilo e l'identità

    Eni nasce nel 1953 come ente pubblico ereditando la precedente esperienza dell’Agip. Si è trasformata nel tempo, divenendo prima una società per azioni, e poi una multinazionale. Oggi è presente in più di 30 paesi del mondo. Le sue vicende hanno scandito e accompagnato le principali fasi della storia dell’Italia repubblicana, come racconta il suo ricchissimo archivio storico che ha sede a Pomezia. Attualmente Eni opera nelle attività del petrolio e del gas naturale, della generazione di energia elettrica, della petrolchimica e dell’ingegneria e costruzioni, dedicando nel contempo particolare attenzione ai temi della sostenibilità e della ricerca e innovazione tecnologica. L’azienda partecipa attivamente allo sviluppo di attività culturali nei paesi in cui opera.



  • L'impresa si descriveOpen or Close

    Dalla sua fondazione Eni accompagnò e alimentò la crescita italiana e fornì al boom economico, che proprio in quegli anni trasformava la Penisola in una potenza industriale quale mai si era sperato nel passato, una fonte di energia preziosa, a buon mercato, consegnata attraverso una rete diffusa di metanodotti direttamente alle fabbriche e, in seguito, alle utenze private. Sorsero inizialmente quattro società, tra loro integrate: l’Agip, destinata alla distribuzione dei carburanti, e da cui erano state scorporate le attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi, affidate all’Agip Mineraria, la Snam, dedicata alla rete metanifera, e l’Anic, impegnata nella chimica e nella raffinazione. Nel 1957 vi si affiancarono la Saipem per la costruzione d’impianti e la posa di condotte, nonché la Snamprogetti per le attività di ingegneria.

    Una struttura che corrispondeva a una strategia coerente e esplicitamente dichiarata: dotare il Paese di un’azienda pubblica, capace di muoversi in piena autonomia operativa e impegnata a far sì che il proprio sviluppo fornisse nuove opportunità di crescita e di modernizzazione all’economia nel suo assieme. I propositi e già le primissime realizzazioni degli anni ’50, come una rete di trasporto del gas naturale, la più estesa al mondo dopo gli Stati Uniti e l’Unione sovietica, dimostrarono come quello di Mattei non fosse un sogno demagogico e populista, ma corrispondesse a una percezione più moderna dei rapporti produttivi in un mondo in trasformazione.

    A cavallo tra la fondazione e il ventennio successivo Eni si trovò a doversi sobbarcare di quelli che vennero definiti “oneri impropri”. Si trattava di imprese e settori in difficoltà, quasi mai attinenti al settore energetico, che il governo scaricava sull’Ente pubblico con la speranza di un risanamento di cui non sempre esistevano i presupposti e che finivano per gravare sul bilancio dell’azienda.

    Negli anni Sessanta il crescente interventismo pubblico sollecitato da governo, Parlamento, partiti, sindacati, forze politiche locali, autorità vescovili, stampa inneggiante a questo genere di iniziative, scaricò su Eni operazioni di salvataggio di tutti i tipi. Solo la forza strutturale del Gruppo e la sua capacità di salvare il “core business” energetico permisero ad Eni di sopravvivere e di continuare a crescere.

    Negli anni settanta la guerra del Kippur, scatenata dai paesi arabi contro Israele, ebbe ripercussioni disastrose sul mercato energetico e sulla situazione economica mondiale. Due crisi petrolifere nell’arco del decennio sconvolsero i mercati, segnati dall’embargo deciso dai paesi produttori del Medio Oriente, dagli shock dei prezzi relativi, dalle nazionalizzazioni delle concessioni, dal nuovo ruolo assunto dall’Opec. La rivoluzione iraniana aggravò ancor più la situazione. Gli Stati consumatori furono costretti ad adottare politiche dirigistiche in materia di prezzi e di consumi. Nel 1974 il governo italiano decise un piano energetico che affidava a Eni compiti crescenti.

    Negli anni Ottanta, segnati dal crollo del prezzo del petrolio, le compagnie petrolifere avviarono un faticoso piano di ristrutturazioni e razionalizzazioni e anche Eni puntò a un risanamento strutturale e alla vendita quando se ne presentava l’occasione delle attività lontane dal “core business”.

    Nel 1992 Eni da Ente di Stato assunse la veste di Società per Azioni. Questo permise al management di affrontare l’immane opera di risanamento che portò in sei anni a una riduzione decisiva dell’indebitamento, a un miglioramento della redditività e a un rilevante incremento della produttività.

    Nel 1995 anche la chimica risultò, dopo una ristrutturazione drastica, in grado di tornare alla redditività. Raggiunte queste ardue mete Eni fu in grado di affrontare con successo la quotazione in borsa. A cavallo del 2000 circa il 70% del capitale sociale risultò così nelle mani di azionisti privati. L’incasso per lo Stato fu di circa 25 miliardi di euro.

    A questo punto Eni si propose nuove ambiziose mete: portarsi a livello delle grandi compagnie petrolifere integrate, con una decisa espansione sui mercati internazionali, attraverso una politica di acquisizioni. Una strategia che conobbe un successo senza precedenti, facendo di Eni la prima società del nostro Paese per capitalizzazione di borsa e per capacità di profitto ed anche l’unica multinazionale rimasta sulla scena (l’Olivetti, la Pirelli, l’Iri erano purtroppo declinate o scomparse da tempo).

    Questo grande balzo in avanti ha portato l’emblema del Cane a sei zampe in più di 30 paesi del mondo e ha permesso a Eni di classificarsi al sesto posto in termini di riserve e produzione di greggio e gas tra quelle che erano un tempo le Sette sorelle.

    Nel frattempo le attività dell’azienda si sono estese alla generazione di energia elettrica, attraverso la costituzione di EniPower ed è stato completato il ritiro dalla petrolchimica (brano tratto da Mario Pirani, La storia sotto il segno del cane, in AA.VV., Il cane a sei zampe, Catalogo della Mostra, Eni, Roma, 2010, pp. 8-12).

     

    Tra le caratteristiche di Eni sono da evidenziare

     

    Enrico Mattei, fondatore di Eni, è stato il primo a intuire che il metano era una chiave di volta per l’economia: per questo oggi Eni è tra i più grandi player in questo settore di mercato. Di grande importanza saranno in futuro anche gli investimenti avviati nel campo dello shale gas.

    Intorno alla metà degli anni ‘50 la trasformazione delle aree di rifornimento carburanti in aree di “servizi” segna l’inizio di una nuova era dove la sosta diventa un momento piacevole per l’automobilista. Oggi le stazioni di servizio Eni sono “multienergy” e integrano sostenibilità, tecnologia e innovazione.

    Salvato dal fallimento, grazie ad Eni, il Pignone si conquista negli anni ’50 un ruolo di eccellenza nel settore meccanico. Con la nascita di Matrìca la joint venture Eni-Novamont a Porto Torres (2011), è stato avviato un analogo processo di riconversione industriale nel segno della chimica verde.

    Alla fine degli anni ‘50 Eni ottiene il primato delle operazioni offshore in Europa raggiungendo una capacità ingegneristica d’avanguardia. Dal 2003 Eni collabora alla realizzazione della parte offshore del progetto South Stream (che prevede la fornitura di gas naturale dalla costa della Federazione russa a quella della Turchia, nel Mar Nero, via gasdotto).

    Nel 1977 Eni avvia gli studi sulla produzione di energia elettrica attraverso le alte temperature e la conversione fotovoltaica.

    Nel 1983 entra in funzione il gasdotto Transmed, voluto da Eni e che, lungo 2.200 chilometri, trasporta il gas naturale algerino in Italia, attraverso la Tunisia e il Canale di Sicilia.

    Nel 1986 vengono messe a punto da Eni nuove tecnologie d’avanguardia nel campo della produzione in alti fondali, come il sistema Swacs, che utilizza segnali acustici.

    Nel 2003 Eni avvia la realizzazione di centrali a ciclo combinato, alimentate a gas naturale, presso i siti di Brindisi, Ferrera Erbognone, Mantova e Ravenna.

    Nel 2004 Eni avvia la realizzazione di SiRCoS (acronimo di Sistema di Riparazione per Condotte Sottomarine), sistema per la riparazione di condotte sottomarine gestito senza l’ausilio di sommozzatori, in grado di operare in alto fondale fino alla profondità di 2.200 metri.

    Nel 2008 Eni e il Massachussets Institute of Technology (MIT) inaugurano, nel campus del MIT, l’Eni-Mit Solar Frontiers Center (SFC). Il Solar Frontiers Center promuove la ricerca sulle tecnologie solari avanzate attraverso progetti che spaziano dai nuovi materiali fotovoltaici alla produzione di idrogeno da energia solare.

    Nel marzo 2011 è stata presentata la nuova gamma di carburanti Eni blu+, composta da blu super+ e blu diesel+, che garantiscono maggiori performance grazie alla massima pulizia di valvole e iniettori.

    Nel 2014 Eni è una delle sei imprese al mondo ad aderire alla fase pilota di UN Global Compact LEAD Board Programme. Il programma nasce sotto l’egida di UN Global Compact LEAD, per volere del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che ha chiesto di sviluppare un Board Programme sui temi della sostenibilità.

    Il 2015, anno internazionale della Luce si è concluso con l’impegno a compiere azioni sostanziali contro il cambiamento climatico da parte dei leader mondiali riuniti in COP 21. Non sorprende che il premio Eni 2015 “Debutto nella Ricerca” sia stato assegnato a ricerche su materiali fotoattivi e il fotorimedio ambientale.

     

    Il patrimonio culturale posseduto

     

    Il patrimonio documentale

    L’archivio storico Eni è stato inaugurato nel 2006 per acquisire, ordinare, conservare e valorizzare la storia dell’azienda. Dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica del Lazio nel 1993, l’archivio si trova a Pomezia (Roma) in una struttura di tre piani che occupa un totale di 2.000 metri quadri. L’Archivio è consultabile su appuntamento.

     

    Più di 5 chilometri di scaffalature raccolgono il patrimonio documentario di Eni, un tesoro in grado di raccontare la storia petrolifera italiana dall’inizio del secolo scorso fino a oggi. Attraverso la corrispondenza di Enrico Mattei e dei primi presidenti, i bilanci, i libri sociali, le carte sulle attività estere, è possibile oggi documentare non solo la storia di Agip, dal 1926, e di Eni, a partire dalla sua istituzione nel 1953, ma anche le vicende delle numerose società nate all’inizio del Novecento (come la Spi – Società petrolifera italiana) e legate alla ricerca, alla produzione o alla commercializzazione di idrocarburi.
    Il patrimonio bibliografico

    Eni Spa è editrice delle riviste aziendali “Oil magazine” (trimestrale edito con l’intento di diffondere la cultura dell’energia, del mondo del petrolio e del gas) e “Professione gestore” (edita da Eni per Refining & Marketing, strumento di collegamento tra azienda e gestori).

     

    L’Archivio storico Eni, inoltre, possiede una collezione importante di riviste aziendali: “Il Gatto Selvatico” (1955-1965), “Ecos” (1972-2002) e altre legate a settori operativi delle società di Eni; ha prodotto 3 quaderni storici dedicati a diverse fonti storico-archivistiche; ha realizzato, dal 2008 in occasione dei Festival della letteratura di Mantova, dei cofanetti dedicati alla rivista aziendale “Il Gatto Selvatico”.

     

    Il patrimonio iconografico, artistico, audiovisivo e museale

    L’archivio fotografico, conservato presso l’Archivio storico, conserva più di 500 mila fotografie a stampa, in bianco e nero e a colori di cui 200 mila pellicole invertibili (diapositive), e 30 mila tra lastre e negativi di vari formati e tipologie che mostrano l’evoluzione della ricerca petrolifera, delle infrastrutture, della distribuzione e della presenza in Italia e all’estero di Eni. L’archivio contiene scatti e interi servizi di autori importanti, da Bruno Stefani a Federico Patellani e Aldo Ballo, da Mimmo Jodice e Marco Anelli a Studio Rotofoto, Studio Giacomelli, Publifoto e molti altri.

     

    Fin dai primi anni cinquanta, firme prestigiose del cinema hanno collaborato con Eni alla realizzazione di documentari industriali, oggi vere e proprie pietre miliari del genere. A Pomezia sono conservate oltre 2000 pellicole (8, 16 e 35 mm), prevalentemente inedite, girate da cineasti di fama internazionale, come Bernardo Bertolucci, Gillo Pontecorvo, Alessandro Blasetti, i fratelli Taviani, Valentino Orsini, Gilbert Bovay, Giulio Briani, Vittorio De Seta.

    Importante anche la presenza di filmati amatoriali – realizzati fin dai primi anni dalle persone di Eni nel mondo in contesti difficili e sfidanti – degli spot pubblicitari, dei caroselli e dei cinegiornali prodotti tra gli anni cinquanta e sessanta.

     

    Oltre ai fondi cinematografici, fotografici e di disegni tecnici dell’Archivio storico, Eni possiede un patrimonio artistico di più di 370 dipinti, 210 litografie, 30 sculture e 50 tra mobili, tappeti e oggetti d’arte.

     

    Una parte importante dell’Archivio storico è dedicata alla raccolta delle fonti orali. Il nucleo più rilevante è costituito da circa 90 interviste realizzate negli anni ottanta (trascritte in formato cartaceo) ad alte cariche del gruppo Eni e a personalità legate alla figura di Enrico Mattei.

    Una raccolta incrementata dal 2008 con un centinaio di nuove interviste a pionieri e veterani. Oltre 300 unità sonore (nastri revox e a filo, cassette, vinili) contengono invece la registrazione dei primi discorsi di Mattei e delle alte cariche aziendali, fino alle ultime assemblee degli azionisti.

    Si segnala la raccolta storica, presso l’Archivio storico Eni a Pomezia (RM), di un campione di macchinari e strumentazioni per la ricerca e la produzione petrolifera.

     



  • I loghi storiciOpen or Close

    Il marchio eni nasce nel 1952 in occasione del lancio sul mercato del nuovo prodotto: “Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”. Per accompagnare l’evento viene bandito un concorso pubblicitario, dall’altissimo montepremi che richiama una grande attenzione e vede partecipare oltre 4.000 concorrenti. Il cane a sei zampe, presentato dal grafico milanese Giuseppe Guzzi ma ideato dall’artista Luigi Broggini, vince nella categoria dedicata ai cartelloni pubblicitari. Quella figura ferina, così semplice, facilmente riconoscibile ed insieme innovativa per il numero di zampe, la fiamma rossa e il suo tratto più disegnato che grafico, è il simbolo perfetto per un prodotto rivoluzionario, come la prima benzina italiana. Queste stesse caratteristiche lo hanno reso adatto a rappresentare anche un’azienda dinamica, vicina alle esigenze dell’uomo e audace come Agip prima ed eni poi.

    Nel 1972 Agip incarica lo studio grafico Unimark International di studiare una nuova immagine, “...più attuale...” per la rete di vendita dove, in assenza di un sistema di comunicazione codificato, il cane a sei zampe veniva utilizzato in modo libero. Dall’esigenza di creare uno spazio chiuso che potesse adattarsi alle insegne delle stazioni di servizio, nasce la palina con gli angoli smussati e il cane, per poter vivere bene nel suo quadrato, viene accorciato e ridotta la sua inclinazione. Un’operazione semplice pensata non per migliorarne l’aspetto ma ai fini della progettazione generale, come raccontano Boeri e Noorda, rispettivamente coordinatore e ideatore del progetto. Ispirandosi al prodotto benzina, che richiama strade ed autostrade, viene poi introdotto il carattere con il filetto bianco che ricorda la riga spartitraffico. Il progetto, partito dalle stazioni di servizio, diventa la nuova immagine aziendale e marchio e lettering vengono estesi a tutte le società che fanno capo a eni.

    Nel 1998 con la prima fusione per incorporazione in eni si rende necessario un restyling del marchio per poter meglio rappresentare il nuovo assetto societario. Il compito viene affidato a Unimark International, già interpellato negli anni settanta. Per dare maggiore risalto ad eni e insieme rafforzare l’immagine delle società che ne fanno parte, nasce l’idea di unire in un unico elemento identificativo le tre componenti caratterizzanti e imprescindibili: il cane a sei zampe, la parola eni e il quadrato giallo. Su quest’ultimo si interviene modificandone gli angoli, da smussati in vivi e anche il cane, per meglio adattarsi al nuovo spazio, subisce un impercettibile accorciamento; il lettering invece, ancora moderno e innovativo, viene mantenuto. Queste caratteristiche unite all’aggiunta della parola Group, rispecchiano il valore che eni dà all’unità societaria, senza trascurare la propria storia.

    Nel 2009, in seguito al processo di privatizzazione e alla volontà di dare alle diverse realtà confluite in eni un’unica voce, appare naturale e necessaria un’ulteriore evoluzione del marchio. Proprio da questa esigenza nasce il progetto di Studio Area che mantenendo i tre elementi di forza del marchio, li rielabora dando la “libertà” al cane a sei zampe di muoversi e proiettarsi al di fuori del suo quadrato, verso una realtà aziendale nuova. Anche la scritta si presenta in modo originale tagliata in basso e tutta minuscola, per sottolineare la vicinanza e il rapporto paritetico che eni vuole stabilire con gli stakeholder. Il marchio così caratterizzato e per la prima volta interattivo e scomponibile, rappresenta lo spirito aziendale: aperto, dinamico, integrato



  • Bibliografia e fontiOpen or Close

    http://www.eni.com/it_IT/home.html

     

    Volumi

    L. Bruni, M. Colitti, La politica petrolifera italiana, Giuffrè, Milano, 1967

    M. Magini, L’Italia e il petrolio fra storia e cronologia, Mondadori, Milano, 1976

    M. Colitti, Energia e sviluppo in Italia.
La vicenda di Enrico Mattei, De Donato, Bari, 1979

    M. Pizzigallo, Alle origini della politica petrolifera italiana (1920-1925), Giuffrè, Milano, 1981

    M. Pizzigallo, L’Agip degli anni ruggenti (1926-1932), Milano, Giuffrè, 1984

    M. Pizzigallo, La politica estera dell’Agip (1933-1940), Giuffrè Milano, 1992

    G. Sapelli, F. Carnevali, Uno sviluppo tra politica e strategia. 
Eni (1953 – 1985), FrancoAngeli, Milano, 1992

    G. Sapelli, L. Orsenigo, P.A. Toninelli, C. Corduas, Nascita e trasformazione d’impresa. 
Storia dell’Agip Petroli, Bologna, Il Mulino, 1993

    L. Maugeri, L’arma del petrolio.
Questione petrolifera globale, guerra fredda e politica italiana nella vicenda di Enrico Mattei, Loggia de’ Lanzi, Firenze, 1994

    F. Venanzi, M. Faggiani (a cura di), Eni. Un’autobiografia. La storia di una grande impresa raccontata dagli uomini di Enrico Mattei, Sperling & Kupfer, Milano, 1994

    B. Bagnato, Prove di Ostopolitik. 
Politica ed economia nella strategia italiana verso l’Unione Sovietica 1958-1963
, Olschki, Firenze, 2003

    B. Bagnato, Petrolio e politica. Mattei in Marocco, Polistampa, Firenze, 2004

    A. Clo (a cura di), Eni. 1953-2003, Editrice Compositori, Bologna, 2004

    G. Buccianti, Enrico Mattei. Assalto al potere petrolifero mondiale
, Giuffrè, Milano, 2005

    G. Accorinti, Quando Mattei era l’impresa energetica. 
Io c’ero, Hacca, Matelica (MC), 2006

    C. Corduas, Impresa e cultura.
L’utopia dell’Eni , Bruno Mondatori, Milano, 2006

    AA.VV., Il cane a sei zampe, Catalogo della Mostra, Eni, Roma, 2010

    Enrico Mattei. Scritti e discorsi, 1945-1962, Raccolta integrale dall’archivio storico Eni, Rizzoli, Milano, 2012

     

    Riviste aziendali

    “Il Gatto Selvatico” (1955-1965)

    “Ecos” (1972-2002)

     

    Altre fonti a stampa

    Bilanci aziendali (1926-2012)

     



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